Sunday, 9 September 2018

Cieli arancioni

Seduto sul gabbiolo azzurro dei Baywatch, che alle 7 pm abbandonano le loro postazioni lasciando i bagnanti esposti al pericolo delle maree in realtà risibili della Junipero o della Alamitos beach, contemplo in silenzio l'ennesimo tramonto con sfondo industriale dalla spiaggia ormai quasi del tutto vuota, nonché la possibilità di fotografarlo, uguale a tutti quelli precedenti. Ho cambiato casa, ma mantenuto i miei punti di riferimento della mia routine domenicale. In tarda mattina, lo stesso tentativo a vuoto di fare brunch in uno dei diner più hipster della zona, per poi ripiegare, davanti alla lista d'attesa, su uno più vecchiotto e piuttosto kitch in cui lavora un signore visibilmente messicano di mezza età che porta i baffetti impomatati come li portava il mio nonno siciliano. Subito dopo, il pomeriggio a lavoricchiare nello stesso caffè di 4th Street che per 2 dollari di caffè ti da 3 ore di wifi, ed è frequentato da gente di età e tipologia varia che sembrano pure loro tutti piuttosto affacendati, nonché studenti, certe volte alla sera ci si trovano pure dei concerti. E a fine giornata, quando il sole non brucia più, la stessa passeggiata sul bagnasciuga, sulla stessa spiaggia, non so se la più grande della california - come lascerebbe credere il nome di Long Beach - ma certamente la più lercia. Vi passeggia una moltitudine, al pomeriggio: è solcata da due strisce di asfalto, una riservata ai pedoni e l'altra alle biciclette, scorrono parallele alla costa dal centro di Long Beach fino a Seal Beach, dove ufficialmente termina la contea di LA e comincia quella di OC, la glamorous Orange County. La spiaggia è la stessa, perché Long Beach non è esattamente una metropoli, ma col cambiare dell'ubicazione della mia casa è cambiato il tratto che percorro e la direzione: quando abitavo nel "ghetto" dell'East Side, col bus di ritorno dal campus scendevo direttamente al Pier dei Veterani e camminavo fino a Obispo; quando mi sono spostato a ridosso del centro, nell'East Village, scendevo dal bus a Redondo e risalivo attraversando uno stradone a otto corsie, fino a Olive. Adesso, vado a ritroso da Junipero al Pier dei veterani. É un po' meno bello, prima camminavo in direzione delle luci del porto che si immergono nell'arancione del cielo, che diventano sempre più grandi mentre il cielo si fa più buio, per poi trovarmi davanti il porto medesimo. Ora invece procedo in direzione del buio e a tratti, come l'angelo di Klee e di Walter Benjamin, continuo a camminare in avanti ma con la testa girata all'indietro. Altre volte mi è capitato di passeggiare sualla strada che segue parallela la spiaggia, si chiama Ocean Boulveard, è molto in alto, si abbassa progressivamenete fino ad arrivare quasi all'altezza della sabbia dalle parti del molo dei Veterani, dove c'è un ristorante con vista mare che se fossimo in qualsiasi altra parte del mondo costerebbe un patrimonio, e invece qui costa quanto gli altri ristoranti, che d'altra parte, già di loro mediamente costano un patrimonio. Guardando l'Oceano da una delle panchine su Ocean Boulevard, il molo dei Veterani è a sinistra, il centro a destra. Se vi siete persi perchè non capite dove si trovano tutti questi posti, pensate che a leggerlo, un americano medio piuttosto perderebbe di fronte all'idea che c'è qualcuno che percorre in bus, o ancora più incredibile, a piedi queste strade. Invece, io ho deciso che la domenica è il giorno in cui depongo tutti i mezzi di locomozione e mi sposto a piedi, come facevo a Torino, e Milano, a Bristol. Siccome Long Beach non è esattamente una metropoli, non mi è mai capitato di camminare, nell'intera giornata, per più di un paio d'ore. Ma per chi vive a Long Beach queste sono distanze inimmaginabili da poter coprire senza ruote senza piedi: si tratti di quelle di una macchina, di un bus, di una bici, di uno skate. A meno che non appartienga alla categoria dei senza tetto, peraltro piuttosto numerosa: nell'intera area di LA si contano 50.000 clochards, due volte la popolazione del mio paese natale, una popolazione pari a quella che abita il campus di Cal State dove lavoro. Nelle mie passeggiate solitarie tra i vialetti delle case, mi capita spesso di avvertire che la distanza che mi separa dalle persone che ci vivono dentro è maggiore di quella che mi separa dalle persone che in quel momento si trovano dall'altra parte dell'Oceano, e allora penso che forse è anche per questo nonostante ormai mi sia abituato ad avere la California intorno a me da cinque settimane, non riesco a farmene una ragione, e mi chiedo quanti altri tramonti saranno necessari a farmi sentire un po' a casa. O forse è solo difficile abituarsi all'idea di avere sempre l'Oceano così a portata di passeggiata.

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