Seattle.
Pacific Life
Sunday, 16 September 2018
Sunday, 9 September 2018
Cieli arancioni
Seduto sul gabbiolo azzurro dei Baywatch, che alle 7 pm abbandonano le loro postazioni lasciando i bagnanti esposti al pericolo delle maree in realtà risibili della Junipero o della Alamitos beach, contemplo in silenzio l'ennesimo tramonto con sfondo industriale dalla spiaggia ormai quasi del tutto vuota, nonché la possibilità di fotografarlo, uguale a tutti quelli precedenti. Ho cambiato casa, ma mantenuto i miei punti di riferimento della mia routine domenicale. In tarda mattina, lo stesso tentativo a vuoto di fare brunch in uno dei diner più hipster della zona, per poi ripiegare, davanti alla lista d'attesa, su uno più vecchiotto e piuttosto kitch in cui lavora un signore visibilmente messicano di mezza età che porta i baffetti impomatati come li portava il mio nonno siciliano. Subito dopo, il pomeriggio a lavoricchiare nello stesso caffè di 4th Street che per 2 dollari di caffè ti da 3 ore di wifi, ed è frequentato da gente di età e tipologia varia che sembrano pure loro tutti piuttosto affacendati, nonché studenti, certe volte alla sera ci si trovano pure dei concerti. E a fine giornata, quando il sole non brucia più, la stessa passeggiata sul bagnasciuga, sulla stessa spiaggia, non so se la più grande della california - come lascerebbe credere il nome di Long Beach - ma certamente la più lercia. Vi passeggia una moltitudine, al pomeriggio: è solcata da due strisce di asfalto, una riservata ai pedoni e l'altra alle biciclette, scorrono parallele alla costa dal centro di Long Beach fino a Seal Beach, dove ufficialmente termina la contea di LA e comincia quella di OC, la glamorous Orange County. La spiaggia è la stessa, perché Long Beach non è esattamente una metropoli, ma col cambiare dell'ubicazione della mia casa è cambiato il tratto che percorro e la direzione: quando abitavo nel "ghetto" dell'East Side, col bus di ritorno dal campus scendevo direttamente al Pier dei Veterani e camminavo fino a Obispo; quando mi sono spostato a ridosso del centro, nell'East Village, scendevo dal bus a Redondo e risalivo attraversando uno stradone a otto corsie, fino a Olive. Adesso, vado a ritroso da Junipero al Pier dei veterani. É un po' meno bello, prima camminavo in direzione delle luci del porto che si immergono nell'arancione del cielo, che diventano sempre più grandi mentre il cielo si fa più buio, per poi trovarmi davanti il porto medesimo. Ora invece procedo in direzione del buio e a tratti, come l'angelo di Klee e di Walter Benjamin, continuo a camminare in avanti ma con la testa girata all'indietro. Altre volte mi è capitato di passeggiare sualla strada che segue parallela la spiaggia, si chiama Ocean Boulveard, è molto in alto, si abbassa progressivamenete fino ad arrivare quasi all'altezza della sabbia dalle parti del molo dei Veterani, dove c'è un ristorante con vista mare che se fossimo in qualsiasi altra parte del mondo costerebbe un patrimonio, e invece qui costa quanto gli altri ristoranti, che d'altra parte, già di loro mediamente costano un patrimonio. Guardando l'Oceano da una delle panchine su Ocean Boulevard, il molo dei Veterani è a sinistra, il centro a destra. Se vi siete persi perchè non capite dove si trovano tutti questi posti, pensate che a leggerlo, un americano medio piuttosto perderebbe di fronte all'idea che c'è qualcuno che percorre in bus, o ancora più incredibile, a piedi queste strade. Invece, io ho deciso che la domenica è il giorno in cui depongo tutti i mezzi di locomozione e mi sposto a piedi, come facevo a Torino, e Milano, a Bristol. Siccome Long Beach non è esattamente una metropoli, non mi è mai capitato di camminare, nell'intera giornata, per più di un paio d'ore. Ma per chi vive a Long Beach queste sono distanze inimmaginabili da poter coprire senza ruote senza piedi: si tratti di quelle di una macchina, di un bus, di una bici, di uno skate. A meno che non appartienga alla categoria dei senza tetto, peraltro piuttosto numerosa: nell'intera area di LA si contano 50.000 clochards, due volte la popolazione del mio paese natale, una popolazione pari a quella che abita il campus di Cal State dove lavoro. Nelle mie passeggiate solitarie tra i vialetti delle case, mi capita spesso di avvertire che la distanza che mi separa dalle persone che ci vivono dentro è maggiore di quella che mi separa dalle persone che in quel momento si trovano dall'altra parte dell'Oceano, e allora penso che forse è anche per questo nonostante ormai mi sia abituato ad avere la California intorno a me da cinque settimane, non riesco a farmene una ragione, e mi chiedo quanti altri tramonti saranno necessari a farmi sentire un po' a casa. O forse è solo difficile abituarsi all'idea di avere sempre l'Oceano così a portata di passeggiata.
Saturday, 1 September 2018
Jumpstart!
Mi piace settembre,
e mi piace il primo giorno di settembre. Mi ha sempre trasmesso una sensazione
di inizio, di essere un ottimo giorno per iniziare qualcosa. Tutti lo associano con amarezza all'estate che finisce, al ritorno al lavoro, a me invece è sempre piaciuta proprio la sensazione di abbandonare i non-luoghi delle vacanze e tornare ad abbracciare la propria normalità, finché ne ho avuta una. Forse anche per quello continuo a essere così legato a Pavese e alle sue massime, tipo quella in cui dice che l'unica gioia al mondo è cominciare. In questi ultimi anni, settembre ha rappresentato momenti di rottura e ripartenza notevoli. Un anno fa esatto mi spostavo a Torino. Due anni fa mi trasferivo a Milano, rientrando in Italia
dopo un periodo di permanenza all’estero durato, nonostante alcune pause, alcuni anni. Quest'anno in realtà il lavoro nuovo e lo spostamento piuttosto radicale qui in California l'ho sperimentato con un po' di anticipo, a inizio agosto, e ho ancora molte settimane di estate davanti, quindi settembre si è inserito in una continuità già avviata piuttosto che in un momento di ripartenza. Ma questo primo
settembre è la boa che segna la fine delle prime quattro settimane in California, e dunque cominciare un blog mi sembrava un modo di cominciare qualcosa. O piuttosto, ricominciare un blog, dando un seguito a una serie di esperienze abortite in un passato piuttosto lontano. Milano,
Torino, e poi Long Beach. In realtà, di nuovo ci sarebbe che proprio oggi dovrei trasferirmi in una dimora per un periodo lungo, dopo averne già attraversate altre tre. Ma in realtà, in
questo momento mi trovo a Los Angeles, dove ho deciso di trascorrere il week-end
lungo del Labor Day. Più precisamente, mi trovo a West Hollywood, un quartierino
residenziale sospeso tra Hollywood e Beverly Hills, meno pretenzioso delle zone di cui
sopra e abitato da gente più realistica, piuttosto tranquillo e al riparo da turisti e aspiranti divi. Quando sono
stato a LA per la prima volta ho preso alloggio in questa zona per caso, poi ci
sono rimasto affezionato. In realtà, un po' tutto in questo periodo capita al momento giusto. Ho preso la decisione di aprire questo blog proprio ieri sera al concerto degli Smashing Pumpkins, una reunion storica dei 3/5 della band che ho smesso di ascoltare più o meno nel periodo immediatamente
successivo a quello in cui è uscito Mellon Collie and the Infinite Sadness, un periodo in cui ho passato i più intensi pomeriggi dei miei sedici anni a casa del mio migliore amico ad ascoltare questo disco. Il momento in cui Billy Corgan ha detto “grazie, Los Angeles”, ecco, forse è stato il momento in cui per la prima volta in un mese, mi sono sentito
parte di tutto questo davvero. E dunque eccoci qui, a cercare di convincermi dell’idea
di vivere davvero in questo posto così irreale, al confine tra la contea di Los Angeles county e la Orange county.
Subscribe to:
Comments (Atom)